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Il trattamento fiscale degli incentivi erogati nel settore automobilistico
 
E’ usuale, nel settore automobilistico, che la casa produttrice riconosca, ai propri concessionari di vendita, al raggiungimento di determinati obbiettivi ovvero a fronte dell’adeguamento delle rispettive aziende a determinate caratteristiche esteriori ed organizzative, somme a titolo di bonus.
I bonus "quantitativi" rappresentano gli incentivi erogati dalla società concedente per far realizzare al concessionario un maggior numero di vendite, concretizzandosi in una riduzione dei prezzi dei prodotti già forniti, al momento del raggiungimento di un determinato obiettivo di vendita.
Pertanto, sono da considerarsi come "abbuoni o sconti" per i quali la società concedente potrà emettere "note di accredito" a favore del concessionario.

I bonus "qualitativi" costituiscono, invece, incentivi che la società concedente utilizza per elevare ed al contempo premiare il livello qualitativo delle strutture e dei servizi resi ai clienti finali i quali vengono corrisposti al concessionario in presenza di determinati standard organizzativi o al raggiungimento di elevati livelli di soddisfazione dei clienti.

Con particolare riferimento ai bonus di tipo "qualitativo", si poneva il problema di verificare se essi costituissero o meno cessioni aventi ad oggetto denaro ai sensi dell’articolo 2, comma 3, lett. A) del D.P.R. n. 633/1972, oppure rappresentassero il corrispettivo di una prestazione di servizi imponibile ai fini I.V.A.

Per stabilire, dunque, se sia o meno dovuto il tributo, è necessario appurare se colui che riceve la somma sia o meno tenuto ad una controprestazione.
Infatti, il comma 1 (ultima parte) dell’art. 3 del D.P.R. n. 633/1972 costituisce una norma residuale, tale da rendere configurabile una prestazione di servizi ogni qualvolta vi sia un’obbligazione di fare, non fare o di permettere, a fronte del pagamento di un corrispettivo.
Al riguardo, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 120/E 2004, ha ritenuto che l’erogazione dei bonus di tipo "qualitativo" si pone, in posizione di chiara corrispettività a fronte dello svolgimento, da parte del concessionario, di specifiche obbligazioni di fare (tra cui quelle inerenti al marketing, alla promozione dei marchi automobilistici ed ai programmi soddisfazione clienti), previste in via obbligatoria nei rispettivi contratti di concessione.
Sono somme erogate al concessionario in contropartita per l’effettuazione di prestazioni di servizi prestabilite, comunque, riconducibili ad un interesse della società che, di fatto, utilizza tale strumento per attuare le proprie strategie di marketing e promozione dei marchi.
Le somme erogate, dunque, secondo l’Agenzia delle Entrate, non possono essere considerate cessioni di denaro senza prestazione, cioè svincolate da qualsiasi rapporto ed obbligo contrattuale.
Esse vanno, invece, considerate quali corrispettivi, connessi alle attività di servizi rese dal concessionario alla casa produttrice, e quindi, come tali, da ricomprendere nella base imponibile dell’I.V.A., ai sensi dell’art. 13, primo comma, del D.P.R. n. 633/1972.

Anche nel caso di Autobergamo, a nostro giudizio, sempre che essa abbia ricevuto somme specificatamente a titolo di bonus qualitativo (perché ha raggiunto elevati livelli di organizzazione o ha ottenuto un punteggio particolarmente alto nel programma soddisfazioni clienti), può ravvisarsi un preciso nesso sinallagmatico tra tali somme e la prestazione di servizio espletate.

Rilevano, in tal senso, le specifiche obbligazioni previste nel contratto di concessione: adeguamento dei locali espositivi, adeguamento delle insegne, l’ammodernamento delle officine di riparazione, la presenza di personale qualificato, lo svolgimento di attività di marketing e promozione dei marchi automobilistici, la previsione di un dettagliato programma soddisfazione clienti, nonché la previsione della espressa clausola di risoluzione, nel caso in cui non vengano rispettati tali standard organizzativi.

Quest’ultima previsione appare particolarmente significativa della chiara volontà delle parti di realizzare un rapporto a controprestazioni specifiche, essendo la risoluzione applicabile soltanto ai contratti a prestazioni corrispettive, nei quali il sacrificio di ciascuna delle parti trova la sua giustificazione (vincolo sinallagmatico) nella controprestazione che deve essere eseguita dall’altra.

Le somme corrisposte a titolo di bonus qualitativi costituiscono per la società A. S.p.A. il corrispettivo per i maggiori costi organizzativi e finanziari sostenuti per l’espletamento delle attività che gli hanno consentito di meritare detto bonus.

In definitiva, tali somme, essendo la remunerazione di specifiche attività e prestazioni di servizi, dovranno essere contabilizzate nel bilancio di esercizio come "ricavi" ulteriori, cioè diversi, rispetto a quelli ottenuti con l’ordinaria attività di vendita, e come tali fatturati alla casa produttrice.

Questo vale, anche, nel caso in cui il bonus sia stato erogato come riduzione del prezzo dei veicoli al momento della fornitura. Esso, infatti, genera comunque un ricavo anche se l’autovettura non sia stata venduta, in quanto corrispettivo di una attività che non ha nulla a che fare con la vendita.

Diversa è la questione, relativa al prezzo che dovrà essere corrisposto dalla casa produttrice, nel caso in cui, cessato il rapporto di concessione per qualsiasi motivo, dovesse riacquistare gli autoveicoli invenduti, presenti nel magazzino scorte del concessionario.

È, infatti, previsto nel contratto di concessione stipulato tra la società F. Italia S.p.A. e la società A. S.p.A., che quest’ultima ha il diritto di rivendere alla concedente, entro un mese dalla data di cessazione del contratto, gli autoveicoli presenti nel proprio magazzino scorte.

L’art 26 dispone che il prezzo dovuto per il riacquisto degli autoveicoli sarà pari a quello praticato al concessionario al momento in cui i prodotti contrattuali furono forniti, al netto di qualsiasi sconto: "diminuito di qualsiasi sconto o accredito effettuato dalla Ford in relazione ad essi anche successivamente alla fornitura".

Alla luce delle argomentazioni, svolte dall’Agenzia delle Entrate, si dovrebbe coerentemente affermare che, per "sconti o accrediti", si debbano intendere soltanto le somme erogate a titolo di bonus quantitativi, ma non anche quelle corrisposte a titolo di bonus qualitativo i quali, seppur collegati come mera base di calcolo al prezzo di acquisto delle autovetture, hanno natura remunerativa cioè, si ripete, corrispettivi di specifiche prestazione di servizi rese dal concessionario nei confronti della società concedente .

Ne dovrebbe conseguire che il prezzo che dovrà essere corrisposto dalla società F. S.p.A. in caso di retrocessione degli autoveicoli sarà quello pari al prezzo praticato al concessionario al momento della fornitura, al netto degli sconti praticati a titolo di bonus "quantitativi", ma proporzionalmente maggiorato del contributo erogato dalla concedente a titolo di bonus "qualitativo".

Ci preme però sottolineare che, in ogni caso, una risoluzione dell’Agenzia delle Entrate ha valore soltanto nei rapporti intercorrenti tra il contribuente, che si è avvalso della procedura di interpello, ed il fisco e non può essere considerata rilevante ai fini interpretativi di un contratto stipulato in piena autonomia tra le parti, in cui invece, assume particolare importanza l’esatta interpretazione della volontà dei contraenti.

Tale volontà può essere desunta, oltre che dal tenore letterale del contratto, anche da fatti concludenti e dalla prassi commerciale in uso fra le parti; si consideri inoltre, che la clausola contrattuale in questione è stata specificatamente approvata e sottoscritta dalle parti a norma degli artt.1341 e 1342 c.c. 
 
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Tanto si doveva in virtù dell’incarico conferitoci.



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